CARO MAURIZIO BLONDET, TI SCRIVO…

In risposta all’articolo: https://www.maurizioblondet.it/se-i-ggiovani-non-lottano-per-la-loro-liberta-amen/

Carissimo Sig. Maurizio Blondet, chi le scrive é una giovane italiana che si sente nel dovere morale di rispondere alle sue parole e anche chiarirle alcune cose di cui evidentemente non é del tutto a conoscenza.

Certo, Lei, Sig. Blondet ha prodotto un resoconto oggettivo di ciò che a Lei appare visivamente, ovvero una generazione apatica, priva di una propria identità originale, aliena da qualsiasi sussulto di dignità e, dunque, di ribellione. Come potrei darle torto? Tuttavia, come detto poc’anzi l’apparenza non sempre riflette la verità di ciò che sono le cose.

Per avere una più ampia visione della situazione innanzitutto dovrebbe analizzare il risultato di un lungo e deliberato lavoro, psicologico, culturale e sociale, transnazionale, che è stato varato decenni fa; che dunque non riguarda solo la nostra fascia generazionale ma anche quella dei nostri genitori e in alcuni casi, se molto giovani, anche i nostri rispettivi nonni. Ne conviene Sig. Blondet che NON può essere demandata solo alla coscienza individuale di noi giovani la mancanza di reazione. L’essere umano è innanzitutto un essere sociale, per natura, e solo come insieme sociale riesce a raggiungere mete che altrimenti, individualmente, rimarrebbero concetti astratti.

In quanto componente di un’aggregazione sociale, è l’individuo stesso che riconosce il proprio ruolo di particella di insieme, ricercando chi, in tale compendio, possa risultare l’elemento più soddisfacente a rapprensentarne l’identità e la guida. È l’idea stessa che sta alla base della elezione di un rappresentante del gruppo. Può essere per elezione ‘divina’ come fu per Faraoni e Re, può essere per elezione democratica, più o meno estesa e inclusiva di diverse fasce di popolazione, può essere per elezione autoritaria o tirannica, comunque necessariamente condivisa da frange forti delle rappresentanze politiche, militari o economiche.

L’Italia è ormai alla deriva economica, etica, sociale e culturale. La sua deriva è avvenuta in maniera relativamente recente, il tutto grazie al contributo di milioni di persone tolleranti di ogni malefatta e ad altre che in questo caos ci sguazzano e traggono profitto per non dire anche posti di lavoro. Abbiamo ingoiato rospi per decenni per arrivare ad oggi in cui nemmeno obiettare é concesso. Siamo di fronte ad un “Male Assoluto” al quale non potremo replicare, mai.

La percezione dunque, nell’immaginario collettivo, di una rivolta popolare, che necessariamente richieda la consacrazione di un “capopopolo” riconosciuto, sconfina poi con l’accostamento del rischio che si corre ad esporsi personalmente in prima linea come ho fatto io. Io mi sono esposta con coraggio negli ultimi due anni Sig. Blondet e quel che ho ottenuto lo può tranquillamente leggere nella sezione “chi sono” del mio blog #IoSonoItalia🇮🇹

Sui social sono sempre andata forte, avevo come collaboratori giovani di ogni parte d’Italia e adulti che mi hanno sempre sostenuta nelle mie iniziative e nella mia linea di pensiero. Credevano in me a migliaia e credono in me ancora oggi. Ma esempi di giovani come me Sig. Blondet, in questa Italia di cui porto con orgoglio il nome, non vanno bene. Quelli come me, sovranisti, nazionalisti, che aspirano ad un bene sociale e nazionale, sono considerati elementi pericolosi, da abbattere sempre e comunque. Chi le scrive é una perseguitata da quella pseudo-giustizia al servizio di certa mala-politica. E mi creda, in questo paese non si sono fatti scrupolo a perseguire una ragazzina di 15 anni. La DIGOS di Brescia é arrivata addirittura a mettermi sotto protezione a gennaio perché voci dicevano che qualcuno aveva in mente di farmi far la fine di Sergio Ramelli.

Una come me Sig. Blondet, non teme mai di dire cosa pensa, vado avanti nella mia battaglia a muso duro trovando forza nelle migliaia di persone che in me vedono la speranza di un futuro migliore, di una generazione diversa da quella a cui appartengono, qualcosa che finalmente in questo paese possa determinare un cambiamento almeno come linea di pensiero.

É più che certo però che una come me, non può fidarsi né affidarsi alle armi democratiche, ovvero il voto; «La Matita che qualcuno ancora oggi ed erroneamente definisce come l’arma più forte» in realtà é solo mera illusione. Perché è proprio nella cabina elettorale che vince la strategia culturale destrutturante degli ultimi 75 anni.

Gli italiani che credevano di scegliere votando, nei decenni trascorsi hanno solo che assistito a uno smantellamento graduale ma costante dei valori e delle tradizioni di identità nazionale e culturale. Scuola, famiglia, religione, patriottismo, lavoro, eroismo e cultura, di oggi, non sono nemmeno l’ombra di ciò che erano negli anni immediatamente a ridosso della seconda guerra mondiale. C’è, oggi, una scandalosa apatia dello scandalo. Tutto è permesso, tutto non è più tabù, tutto può essere reinterpretato in maniera buonista, senza regole.

La tradizione poi, il cui riconoscimento è invero considerato scandalo viene continuamente attaccata alla stregua di ogni principio di “naturalità”.

Contemporaneamente, nella nostra società, è stata instillato il dualismo; gli uni contro gli altri, i bianchi contro i rossi, il Nord, contro il Sud, gli operai contro i padroni, i dipendenti contro gli autonomi, i furbetti contro i pagatori; tutti bersagli alternativi alla vera linea di tiro: dal basso verso l’alto.

Anche “i ggiovani”, additati oggi, non sono esenti da questa contrapposizione, molti di noi si limitano come i loro padri a seguire le tendenze.
Ma cosa, o meglio, chi li ha resi così apatici ed alieni? È istruttivo dare un’occhiata dall’alto del panorama culturale che si presenta a tali giovani e, considerando le condizioni in cui si ritrovano, è già tanto se a volte risaltano comunque menti brillanti, risplendenti di luce propria, che si distaccano nettamente dal resto del gruppo.

Le poche volte però in cui accade, diventano bersaglio di attacchi di ogni specie e genere come é accaduto a me.

Ormai la famiglia, con i genitori entrambi lavoratori (forzatamente), non ricopre più il ruolo di educatrice ed allevatrice, relegando tali mansioni a una scuola inadatta e indolente a ricoprire tale ruolo; si affacciano i modelli mediatici: televisione, eroi patinati del calcio e delle pagine sociali degli influencer dell’ultima ora, idoli effimeri in continua evoluzione ed involuzione, modelli canori dalle vite fuori dalle righe e dagli schemi, tutte proposte che alla fine inebriano offuscando la visione dei valori e delle mete da raggiungere.

E ci si accorge se ci si bada bene che tale panorama è voluto. É studiato apposta per renderci servi e schiavi di un preciso sistema.

Non è infatti prerogativa di una nazione singola, bensì di uno scenario transnazionale, diffuso omogeneamente, che permea in ogni cultura e rappresentazione dei paesi dalla tradizione “occidentale”. Troppo, per essere semplice coincidenza e non il risultato di un disegno voluto, deliberato.

Dunque se mi permette un consiglio Sig. Blondet, distolga il dito accusatore dai “ggiovani” di oggi e lo punti, se può, contro le colpevoli menti elitarie a capo di tutto questo scempio del quale noi siamo e rimarremo passivi spettatori.

Martiri o santi, nessuno ci vuole diventare, soprattutto se ha un pizzico di sale in zucca.

Cordialmente la saluto Sig. Blondet

Italia Moli

Nota: se chiede di me alla CGIL sanno dirle chi sono. Per il resto ci pensa David Puente 😊

#IoSonoItalia🇮🇹

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