IL PROCESSO ALLE INTENZIONI. I DEM APRONO ALLA NUOVA LEGGE TERMINATOR LGBT 🏳️‍🌈

Nessuna società liberale, democratica, arriverebbe mai a questi livelli, ma come spesso accade in Italia culla del diritto, ci ritroviamo di fronte agli effetti delle teorie delle menti malate DEM.

Ed é con questo articolo dello stimato Giornalista Felice Manti, che possiamo apprendere cosa stiano combinando in parlamento mentre di fuori il nostro mondo va letteralmente a pezzi. Oggi, la priorità è fare un bel processo alle intenzioni e al pensiero di chiunque non sia allineato alle teorie LGBT.

Ed ecco di seguito l’articolo di Felice Manti che avendo approfondito posso confermare in ogni sua parola:

“Obbligo di dimora a orari precisi per un anno, in pratica il coprifuoco. Sospensione di patente, passaporto e carta d’identità valida per l’espatrio per un anno. Divieto di detenzione di armi. Divieto di partecipare, in qualsiasi forma, a propaganda elettorale per le elezioni politiche o amministrative per non meno di tre anni”.

Non è la pena prevista per assassini, stupratori, pedofili o truffatori ma per chi si dovesse macchiare del reato di omotransfobia.

Lo prevede il disegno di legge a firma del Pd Alessandro Zan arrivato in aula e che, nelle intenzioni del legislatore, riunifica cinque ddl di stampo DEM, come quello presentato dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini e dall’ex sottosegretario allo Sviluppo economico nei governi Renzi e Gentiloni Ivan Scalfarotto, attivista gay peraltro in predicato di correre come governatore della Puglia per Italia viva, il partito di Matteo Renzi.

Siamo nell’era del politicamente corretto, dove si buttano le statue per presunte colpe postume, dove la Storia si riscrive in funzione del sentimento di una o più minoranze. Ma quando la deriva revisionista entra nel codice penale la questione diventa allarmante. Se venisse approvata, questa norma modificherebbe gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale e metterebbe sullo stesso piano la discriminazione sessuale e quella razziale.

Peccato però che il reato di odio omotransfobico sia praticamente inedito.

L’Italia è veramente un Paese omofobo?

Lo vuole la solita narrazione sinistra, sebbene i dati dell’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori dicano che l’anno scorso le aggressioni fisiche legate all’orientamento sessuale e all’orientamento di genere in Italia sono calate a 29 da 43 del 2018.

Ventinove!

E poi, cosa vuol dire odio omotransfobico?

«Non occorre essere fini giuristi per comprendere come queste misure siano altamente repressive.

Ad oggi non esiste né in ambito giurisprudenziale né in ambito medico o sociologico una definizione condivisa di che cosa sia l’omotransfobia”, dice al Toni Brandi di Provita e Famiglia, l’associazione cattolica in prima linea contro l’approvazione di questa legge che ha sollevato anche – dopo molte timide aperture alle istanze della comunità gay – anche la Cei, che l’ha definita una proposta «liberticida».

Di quale libertà parliamo?

Della libertà di dire l’ovvio. “Vogliono un clima intimidatorio verso chi ritiene che l’umanità sia divisa in maschi e femmine e che i bambini abbiano diritto ad un padre ed una madre” – dice ancora Brandi – “sono idee di elementare buon senso che questa norma DEM vuole mettere fuorilegge”.

È quello che sostengono i vescovi quando dicono che questa legge, così scritta, “finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, più che sanzionare la discriminazione”. I sostenitori della norma dicono invece che il reato di odio scatti solo in presenza di una «istigazione a commettere un reato contro un esponente della comunità Lgbt o in caso di un atto di discriminazione». Quale potrebbe essere, e lo capisce anche un bambino, sostenere durante un dibattito televisivo sulla maternità surrogata che sia un errore togliere a un figlio la possibilità di avere una madre «naturale».

Questo succede perché la norma prevede la «vulnerabilità» delle persone della comunità Lgbt (previsto dall’articolo 90 quater del Codice di procedura penale). Uno status che nello spirito della norma viene desunto da elementi oggettivi. E come avviene dal 2013, ricorda il settimanale l’Espresso, le vittime «vulnerabili» hanno diritto al gratuito patrocinio anche sopra il limite di legge, per cui le spese legali andranno dunque a carico dello Stato, come avviene per i reati con violenza di genere.

L’odio per i gay va condannato. Ma una cosa è certa: conoscendo la deriva laicista e politicamente corretta della recente giurisprudenza in materia di famiglie, è facile prevedere che, se passa questa norma, come diceva Gilbert Keith Chesterton «la grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate». E il processo all’ovvio lo pagheremo noi.

Fonte: https://m.ilgiornale.it/news/cronache/chi-critica-i-gay-coprifuoco-e-ritiro-patente-1871663.html

#IoSonoItalia🇮🇹

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