NON SONO POLITICALLY CORRECT, MA, ME NE FREGO!

 

Da quando la mia prima pagina è stata censurata da Facebook non nego di essermela un po’ presa. Ma poi, alla fine, a cosa serve prendersela? Credo che ci siano cose ben più importanti di me stessa e di quella notorietà di cui ben poco mi frega. Se avessi voluto “far la figa” avrei pubblicato le solite cazzate con le amiche su istagram, ma non fa per me, preferisco dedicarmi ad altro. Tutti noi, oggi, siamo in un periodo in cui l’Italia rischia davvero di essere e diventar solo una espressione geografica, come voleva Metternich. I cittadini italiani, i miei concittadini, il più delle volte non sanno nemmeno cosa hanno in comune con gli italiani delle altre regioni d’Italia. Non sanno per cosa vivono e men che meno per cosa morirebbero insieme con gli altri su di un campo di battaglia che li vedrebbe per una volta tutti uguali di fronte ad un nemico. Hanno dimenticato cosa voglia dire essere uniti di fronte ad un nemico, ma quel che è peggio, oggi, faticano ad identificare il nemico perché il più delle volte si è già insediato dentro di loro come un tarlo che gli ha mangiato il cervello.

L’idea di cultura, di etica, di moralità è stata stravolta negli anni dalla sinistra così come è accaduto anche per l’idea di civiltà. Hanno indotto la sterilità in un paese esaltando l’idea che possiamo accoppiarci come i bonobo e acquistare figli allo spaccio degli uteri in affitto. Ci hanno insegnato che non esiste mamma, non esiste papà, non esiste famiglia. Hanno trasformato le malattie psichiatriche in normalità e la normalità, la moralità sono diventati tipici sintomi di quelle figure borderline sociofobiche che sarebbe bene sottoporre ad un TSO.  Oggi la famiglia è tutto e niente. Secondo i canoni distorti della sinistra basta amare un cane o un tavolino “Art Deco” per essere considerati famiglia. Pensate che fine hanno fatto fare alla più antica istituzione del nostro paese. Poi c’è il multiculturalismo, la promozione del principio di multietnia e integrazione, il tentativo nemmeno poi tanto celato di una sintomatica sostituzione di massa. Ci hanno portato a negare a noi stessi le nostre tradizioni, i nostri usi e costumi, la nostra libertà.

44747940_1870426479743649_866558043364524032_nMa ecco che io mi riscopro più fortunata di molti altri italiani. Io ho un rifugio e un’arma di difesa a tutto questo. Io ho la mia Oriana, ho i suoi insegnamenti e come lei, sento di dover difendere un’idea di cultura, un tipo di civiltà, un paesaggio e certe tradizioni che appartengono a questa giovane Italia che non si arrenderà mai nemmeno di fronte alla pomposa saccenza dei grandi giornalisti di Repubblica che tempo addietro criticarono i miei testi. Io come la mia Oriana vivo di Rabbia e di Orgoglio. Due parole che meritano la lettera maiuscola nella mia vita.

L’orgoglio di essere italiana e di condividere, con il resto dell’Europa e degli altri paesi lontani, uno stile di vita, che possiamo ancora chiamare occidentale, fondato (bene o male) sulla libertà. L’orgoglio di appartenere ad una patria che ha dato la luce ai grandi uomini e donne della storia, della scienza, della cultura, della letteratura, della musica. Meraviglie che il nostro paese ha vissuto prima che venisse infettato dal comunismo. Poi abbiamo avuto solo mediocrità, disgusto, degrado sociale e culturale fino ad arrivare agli eccessi dell’ipocrisia di oggi, vedi Roberto Saviano,  Gad Lerner, Oliviero Toscani, Vauro, Asia Argento. Eccole alcune delle menti geniali dei nostri tempi. Io da giovane quale sono, personalmente, preferirei che la mia gente ritrovasse l’orgoglio di appartenere ad un paese che ha esportato genialità, arte, scienza, intelligenza e cultura in tutto il mondo. Vorrei che la mia gente ricordasse chi eravamo, ma soprattutto quando abbiamo iniziato a cadere, poi a precipitare fino a raggiungere un livello così basso.

Ma io so anche un’altra cosa. Ho una visione chiara di quel che mi aspetta in futuro se questo mio paese non cambierà nettamente prendendo una posizione concreta e di buonsenso. Come la mia Oriana io sarò condannata da una società ignorante della propria storia. Come la mia Oriana sarò perseguita da una società partigiana e vigliacca. Una società prona ai dettami del politicamente corretto. Questo il motivo per cui una come me difficilmente potrà mai scrivere su un giornale vero. Io scrivo troppa roba che spesso risulta scomoda e questo non va bene, me l’hanno già detto. Dire le cose come sono, non va di pari passo con la finta libertà che gli italiani devono ancora credere di possedere.

Basti vedere le contestazioni al cambiamento di quei decerebrati dei centri sociali, che si dichiarano anarchici mentre non sono altro che uno strumento estremista della sinistra. Servi tirapiedi di partito pronti a farsi manganellare il cranio sfidando i cordoni antisommossa della polizia. Siamo una società che in ogni città vanta centri sociali che hanno diretti rapporti con esponenti del terrorismo islamico. Eppure, di fronte alla collusione della sinistra con il terrorismo islamico siamo ancora disposti ad essere accondiscendenti alle rivendicazioni identitarie degli immigrati. Siamo arrivati addirittura ad accettare alla sostituzione etnica come è accaduto a Riace spacciandola per modello di integrazione da replicare in tutto il paese. Farlo avrebbe significato arrendersi e retrocedere.

Farlo avrebbe significato rinunciare un po’ alla volta, a Stato di diritto, parità dei sessi, libertà d’espressione, separazione tra Stato e religione.

La mia Oriana ve lo diceva già anni fa:

«Sveglia, gente, sveglia! Intimiditi come siete dalla paura d’andar contro corrente oppure d’apparire razzisti, (parola oltretutto impropria perché il discorso non è su una razza, è su una religione), non capite o non volete capire che qui è in atto una Crociata all’Inverso. Abituati come siete al doppio gioco, accecati come siete dalla miopia e dalla cretineria dei Politically Correct, non capite o non volete capire che qui è in atto una guerra di religione. Voluta e dichiarata da una frangia di quella religione forse, (forse?), comunque una guerra di religione».

Poi aggiungeva in preda alla rabbia:

È la guerra santa che mira «alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà, all’annientamento del nostro modo di vivere e di morire, del nostro modo di pregare o non pregare, del nostro modo di mangiare e bere e vestirsi e divertirci e informarci»

Cit: (La Rabbia e l’Orgoglio).

L’Italia…. L’Italia che non ha capito né voluto udire le parole della mia Oriana. L’Italia, in un certo senso il paese che ha un luminoso e glorioso futuro, peccato che stia tutto dietro alle spalle e per tanti versi si potrebbe essere anche passibili giudiziariamente se solo lo si ricordasse quel passato, guai se solo se ne parla. Maledetti fascisti!

E allora saltiamo il gigantesco buco storico che la sinistra ha voluto per il nostro paese e passiamo oltre. Ignoriamo le gesta e il buonsenso del ventennio, ma ricordiamoci dei sovrani, dei conti e marchesi che guidarono le guerre d’Indipendenza e ottennero il rispetto “perfino” di Garibaldi e Mazzini. Erano uomini intelligenti, coraggiosi, e loro si che erano davvero progressisti nonché onesti. Uno si chiamava Cavour. Un altro, Massimo d’Azeglio. Un altro, Vincenzo Gioberti. Un altro, Carlo Cattaneo. Un altro ancora, che vi piaccia o no, si chiamava Vittorio Emanuele II. Di mestiere, faceva il re, ma fu esiliato come un alfiere qualunque.

I loro meriti? Ci dettero il liberalismo, quei fior di uomini anzi di galantuomini. Ci dettero le Costituzioni, i Parlamenti, la democrazia. Ci insegnarono a vivere con la libertà. Lasciarono circolare idee a loro ostili, quelle repubblicane, ma anche quelle anarchiche e socialiste consci del fatto che il buonsenso delle loro genti non si sarebbe mai abbassato a tanto. Fecero entrare l’Italia nell’epoca della libera Chiesa in libero Stato. E poi ci insegnarono anche altre cose da non buttar mai via, perchè un giorno seppur lontano, ci sarebbero tornate utili per ricordare chi siamo, chi eravamo e coa avremmo dovuto continuare ad essere, italiani!!!

L’amor patrio, per incominciare. L’orgoglio per la propria identità nazionale.
Il senso dell’onore, della disciplina, del decoro.
Le buone maniere, il rispetto per i vecchi, per le donne, per i bambini.
Il valore della qualità quindi del merito, la così detta meritocrazia che è andata sempre più perdendosi nel nostro paese.

Tutte cose preziose che la sinistra ha gradualmente e intenzionalmente tentato di cancellare dentro di noi, nella nostra, nel nostro comune senso etico e morale, nella nostra cultura e nel nostro amato paese.

Ecco perché preferisco essere una voce fuori dal coro, non conformata al pensiero unico. Io non voglio piacervi, io preferisco essere arrabbiata e orgogliosa. Che vi piaccia o NO, questa sono.

#IoSonoItalia!

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